aldilaNella pratica terapeutica, uso ormai da molti anni l’Ipnosi Regressiva, mediante la quale conduco il paziente a esplorare le proprie vite precedenti.
Parte integrante del percorso di guarigione è la visione della propria morte e poi l’arrivo nella Luce. In questa dimensione transpersonale il paziente può incontrare le proprie Guide e Maestri (il Sé Superiore), e dialogare con loro per comprendere cosa doveva imparare o capire in quella vita. Tale esperienza di comprensione e rielaborazione, nella dimensione della Luce, è in realtà l’evento trasformativo per eccellenza.
La Luce corrisponde all’Aldilà, almeno quell’Aldilà che mi è dato frequentare. Come sostiene Igor Sibaldi, ognuno ha un “Aldilà personale”, e così mi sono ritrovata ogni volta in un Aldilà diverso.
Un paziente, per esempio, durante una seduta di Ipnosi Regressiva aveva rivissuto la vita di un vichingo, morto in battaglia. Come da prassi, subito dopo l’esperienza della morte, lo avevo invitato a salire verso la Luce, ma quel vichingo si ostinava a rimanere sotto, sorvolando il campo di battaglia, unica immagine chiara in un mare di nebbia. Quello era il suo Aldilà.
Quella volta faticai un po’ a convincerlo che poteva andare nella Luce. Gli chiesi di seguire il suo Angelo (figura spesso vista come ausilio nell’ascensione verso i reami superiori). Niente da fare; lui, fiero e indomito, continuava a seguire le vicende del campo di battaglia. Poi capii: gli angeli non esistono per i vichinghi. Pensai allora di scomodare Thor, il possente dio della guerra, ma il paziente risolse da sé. La madre di lui, morta da qualche anno, era comparsa in quel mare di grigia nebbia e il suo richiamo era stato potente e immediato.
Il cattolicesimo ha contribuito fortemente a dare una forma e un  contenuto all’Aldilà di tutti, uniformandoli. Il Paradiso, l’Inferno e il Purgatorio.
L’Aldilà personale che ciascuno frequenta ha le caratteristiche delle credenze che connotano le epoche storiche in cui il soggetto che rivive una sua vita precedente muore; al tempo stesso, però, l’Aldilà risente molto anche del livello evolutivo che ha raggiunto l’Anima che sta rivivendo quella specifica vita.
Alcune volte questo mi richiede un impegno maggiore, soprattutto quando il paziente si ritrova nel Purgatorio. (L’Inferno non mi è ancora capitato di visitarlo). Per rendere l’idea, dopo aver capito di essere stato avvelenato dalla moglie in un castello medioevale, un paziente rifiutò anch’egli di raggiungere la Luce. Aleggiava arrabbiato e addolorato intorno alla moglie e al suo amante, con tutta l’intenzione di tormentarli nelle vesti di fantasma. Strane ombre fluttuavano intorno a lui, spaventandolo. Egli pensava di essere nel Limbo a causa delle sue cattive intenzioni. Ancora una volta mi ritrovavo di fronte al rifiuto di lasciare la dimensione terrena, ma per fortuna, anche in quel caso, un intervento divino mise termine alla sua sofferenza (e al mio impasse): il paziente vide l’Arcangelo Michele che, in tutta la sua gloria, gli intimava di lasciare quel luogo.

Quando il soggetto in trance si trova nella dimensione della Luce, ha la possibilità di chiamare e incontrare ciò che egli considera sacro. È così che ho potuto parlare con angeli e arcangeli; con Padre Pio e con Gesù; con la Madonna e Santa Rita. Ora, non pensate che Padre Pio, Gesù e l’arcangelo Michele si siano trovati nel mio studio a scambiare due chiacchiere con noi; piuttosto, le Guide e i Maestri hanno amorevolmente indossato le vesti più familiari e rassicuranti per la persona che stava facendo quella meravigliosa esperienza.
Santi a parte, molti vedono nella Luce figure archetipiche come il vecchio saggio o il frate; altri vedono invece una vivida fiamma guizzante, e altri ancora un’indefinita sagoma luminosa. Con una sola eccezione, finora: un paziente, uomo colto e intelligente, evocò suo malgrado una sorta di creatura primordiale, una specie di scimmione dallo sguardo pieno di amore incommensurabile. Perché tutti, nessuno escluso, sperimentano un’accoglienza amorevole e del tutto priva di giudizio. Il contatto con l’essere di Luce trasmette amore e accettazione.
Nell’Aldilà infatti si prova amore, ma anche gioia, espansione di coscienza, profonda quiete interiore. Nella descrizione fatta dai “viaggiatori” viene riferita una luce intensa che non abbaglia e, certe volte, tante piccole fiammelle. Alcuni si commuovono, sentono di essere finalmente a Casa.
Tenendo conto che le mie incursioni in quella dimensione avvengono sempre tramite il paziente (non sono una medium), e che il mio fine è esclusivamente terapeutico, mi permetto di creare all’occorrenza alcune strutture che siano utili nell’Aldilà personale del mio paziente, come ad esempio la Stanza della Guarigione.
Immaginate una stanza senza pareti ma fatta di Luce bianca, con alcuni lettini, anch’essi bianchi; comodamente sdraiato sul lettino, il paziente vede scendere dall’alto una luce colorata che “scannerizza” il suo corpo eterico, risanandolo dalle ferite accumulate durante la vita terrena.
Un’altra struttura che creo nell’Aldilà è la Stanza delle Proiezioni, dove il paziente, comodamente seduto, può vedere proiettate su uno schermo scene inerenti le sue vite passate. Oppure la stanza lattiginosa dove, prima di nascere, programmiamo la nostra successiva incarnazione.
L’Aldilà, infatti, consente di creare qualsiasi struttura, forma, ambiente o sostanza si desideri. Perché siamo noi, ognuno di noi, a dare forma e significato a ciò che troveremo subito dopo l’uscita dalla dimensione fisica.
L’Aldilà sei tu. Le tue paure e le tue certezze; ciò in cui credi e ciò in cui speri. Le tue forme-pensiero e le tue credenze limitanti. I tuoi successi, la tua famiglia, persino i tuoi animali domestici; l’Aldilà è fatto di te, per te e da te.

Paxton Robey, nel suo bellissimo libro No Time For Karma (Spazio Interiore 2012), dice che «le persone non muoiono: semplicemente traslocano».
Quando ci capita di cambiare casa, siamo soliti portare con noi ciò che riteniamo prezioso, che non potremmo mai abbandonare.
Quando traslochiamo nell’Aldilà qualcuno di noi fa qualcosa di simile: si porta dietro tutti i suoi attaccamenti. Dato che gli attaccamenti terreni sono come una zavorra, può succedere che si rimanga, per così dire, nel piano terra dell’Aldilà. In portineria. Poi finalmente arriva Qualcuno che ci spiega che i “piani alti” sono già magnificamente arredati dal Grande Architetto e che dobbiamo lasciare quello che ci siamo portati dai livelli inferiori, che non va più bene. Solo così possiamo trasferirci nei piani superiori.
Più vai in alto (alto e basso sono termini terreni, in realtà si parla di diversi piani vibrazionali), più l’Aldilà diviene impersonale: Luce, Onniscenza, Espansione, Amore Universale, consapevolezza di essere Uno.
In questa vita non mi è ancora capitato di raggiungere i piani alti, né ci si può arrivare con la semplice trance ipnotica. La mia conoscenza su quei livelli è per sentito dire. La maggior parte delle notizie ci giungono dalle canalizzazioni dei medium e dalle estasi mistiche dei santi. I piani bassi dell’Aldilà sono decisamente affollati. Le varie culture e tradizioni religiose ci forniscono un’accurata descrizione di creature ed entità luminose che, a vario titolo, risiedono in quella dimensione.
Nell’Aldilà personale dei miei pazienti non ho mai fatto brutti incontri. Forse dipende dal fatto che prima di partire per il grande viaggio il paziente e io ci muniamo di un lasciapassare, un passaporto: la preghiera aconfessionale. Non ci si avventura mai da quelle parti senza la protezione fornita, nell’ordine: dal bagno di Luce Sacra, dal Sé Superiore del viaggiatore (il paziente), dalle sue Guide (o angeli, santi, ecc.) e dai Guardiani della Soglia, gentilmente invitati a sorvegliare i confini dell’Aldilà personale per impedire alla “spazzatura cosmica” di invadere lo Spazio Sacro nel quale ci muoviamo. Per spazzatura cosmica intendo un insieme eterogeneo di “cose” che popolano la dimensione dell’astrale basso (la “portineria” appunto). Vi si trovano grossi accumuli di energie disfunzionali, prodotte a ciclo continuo dagli esseri umani (ancora incarnati); larve, cioè gusci vuoti provenienti dalla dissoluzione dei corpi sottili degli esseri umani (non più incarnati); i cosiddetti fantasmi, dei poveretti che di norma non hanno capito di essere morti e si aggirano disperati in cerca di informazioni, ma che talvolta, avendo capito di non essere più soggetti alle limitazioni della materia, si danno alle scorribande, creando disturbo in modo proporzionale al livello evolutivo che possiedono. Avete presente una classe di terza elementare quando la maestra si assenta?
Vi è molto di più, ma quello che ho descritto è sufficiente a dare un’idea.
Da circa due anni, nell’Aldilà personale di qualcuno dei miei pazienti ho incontrato tutta un’altra categoria di entità: esseri luminosi ed evoluti, provenienti da... altri pianeti! In particolare da Orione e dalle Pleiadi.
Vi premetto che in quest’ambito la mia preparazione accademica si è rivelata piuttosto deficitaria e così, almeno le prime volte, ho dovuto improvvisare. Poi però mi sono documentata.
La mia posizione in merito è possibilista. Dopotutto non vorremo davvero credere di essere gli unici esseri viventi dell’Universo, no?
In mancanza di linee guida codificate, ho deciso di trattare queste Entità col dovuto rispetto.
L’Aldilà si è dunque ampliato, giungendo a comprendere anche i pianeti e i sistemi stellari.
In modo simile al vichingo che non voleva lasciare il campo di battaglia, ho letteralmente inseguito una paziente attraverso un viaggio meraviglioso fra pianeti e stelle. Altre volte sono atterrata in posti desolati e polverosi simili a Marte o in città futuristiche dal cielo rosso e violetto. Sono penetrata all’interno di piramidi di luce o in profonde cavità al centro della Terra. Ho visitato persino Orione, nella versione personale di una paziente; sono stata presentata ai suoi fratelli, mi ha fatto vedere come imparavano, come si nutrivano, si è persino messa a canticchiare per cercare di farmi sentire il “suono” dei fiori.

Come dicevo, l’Aldilà lo creiamo noi e quindi perché non Orione?
L’aspetto più importante, l’unico che conta, è la trasformazione che ognuno di noi compie nell’Aldilà personale. Perché è questo il motivo per il quale nasciamo e moriamo, per poi nascere e morire di nuovo in un ciclo continuo, in un flusso ininterrotto di apprendimento.
Il vichingo nel suo Aldilà impara la lezione dell’Amore. L’uomo medievale comprende, grazie alle parole dell’arcangelo Michele, l’importanza del perdono. La dolce signora orionese mi parla di missioni di amore. E poi ancora nel flusso si apprende come affrontare la solitudine; dare valore alla vita umana anche se connotata da limiti fisici; imparare ad affrontare la paura della morte; tagliare il cordone ombelicale che ci impedisce di crescere; capire che non ci separiamo mai dai nostri cari, perché li incontriamo in ogni vita; constatare che il giudizio è solo umano e mai divino; costruire la certezza di poter cambiare la propria vita; imparare a chiedere aiuto; superare le fobie e molte altre acquisizioni.
Ma in tutti questi anni e questi Aldilà visitati non ho mai percepito il giudizio, il rimprovero o la punizione, anche se il paziente in questione aveva appena rivissuto una vita non proprio edificante.

Solo Luce.

Questo Aldilà non è poi così distante da noi. Siamo esseri multidimensionali, in grado di vivere contemporaneamente su piani differenti. Possiamo trasformare l’Aldi-là in un aldi-qua, vivendo ogni attimo in connessione con la nostra Anima; lasciandoci guidare, seguendo il potente navigatore interno di cui ognuno di noi è dotato. Per esempio, possiamo andare nell’Aldilà ogni notte nei nostri sogni (facendone richiesta alla nostra Guida prima di addormentarci) o attraverso la meditazione. Potremmo fare questo e molto di più, se solo avessimo maggiore fiducia in noi stessi e consapevolezza della nostra autentica natura divina.
Per gli Esseri di Luce e le altre creature celesti la nostra dimensione terrena è il loro Aldilà. Ne parlano benissimo. Dicono che da noi si possono fare esperienze fantastiche; si sperimentano emozioni; si godono bellissime albe e tramonti; ci si ama fisicamente. È una meta molto ambita. Un campo scuola inimitabile. Fanno la fila per venirci!
Anche noi, esseri terreni e terrestri, ci stiamo finalmente avvicinando alla comprensione che tutto è Uno, che Aldilà e aldi-qua sono “fatti della stessa sostanza di Dio”, solo declinata in diverse sfumature.
Sono certa che arriverà il tempo in cui non ci sarà più alcun confine fisico, mentale o spirituale a marcare il passaggio tra i vari piani di esistenza. Non parleremo più dell’Aldilà cercando di scoprire come sia fatto: ci vivremo.

di Roberta Sava
pubblicata sul n.15 della rivista Oltreconfine, spazio interiore

 

 

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