L’ipnosi regressiva e il grillo di pinocchio

grillo parlanteIl grande analista Carl Gustav Jung, in un periodo drammatico e difficile della sua vita, fra il 1913 e il 1916, a seguito della rottura con il suo maestro Sigmund Freud si trovò alle prese con un prorompere incontrollato di emozioni e tensioni che rischiavano di travolgerlo. Fu così che, non riuscendo più ad arginare le sue emozioni, decise di entrare consapevolmente dentro le immagini inconsce, seguendo il loro dipanarsi e prendendone minuziosi e coscienziosi appunti. Stava nascendo l’immaginazione attiva, che sarebbe diventata metodo. La via regia, l’avrebbe chiamata lui alcuni anni più tardi. Nelle opere e negli scritti degli anni seguenti, Jung usò il termine funzione trascendente, definendola come il meccanismo psichico che trascende le tendenze consce e inconsce, generatrici di conflitti intrapsichici, operando il passaggio da un atteggiamento a un altro per superare così l’opposizione fra le due diverse istanze, non utilizzando la negazione, bensì componendola in una sintesi originale che appunto la trascende. Perché possa attuarsi la funzione trascendente, Jung specificò che doveva però esserci una collaborazione volontaria dell’Io che prestava i propri strumenti comunicativi ed espressivi all’Inconscio. Ma era altrettanto indispensabile lasciare l’Inconscio libero di esprimersi, senza l’intervento dei meccanismi difensivi dell’Io. La coscienza doveva dunque sospendere la sua funzione critica, prestando all’Inconscio solo il linguaggio.


Infatti, proprio quando ciò non avviene, quando cioè i meccanismi difensivi dell’Io prendono il sopravvento sui contenuti inconsci, si ha la comparsa della nevrosi e dei suoi sintomi. Nella concezione originaria junghiana, la collaborazione fra Io e Inconscio deve essere alla pari; in caso contrario può succedere che l’Io non prenda sul serio i contenuti emersi, etichettandoli come mere fantasie e impedendo così di fatto la possibilità trasformativa o, al contrario, può 27 accadere che un Io troppo debole venga travolto dall’irruzione massiccia nei suoi territori di un’enorme carica di energia che potrebbe scatenare un episodio psicotico. Implicita è dunque l’importanza, assolutamente ancora attuale ai giorni nostri, di un’accurata diagnosi differenziale da parte del terapeuta, volta ad accertare sia l’assenza di una psicosi, anche latente, sia la capacità del paziente di utilizzare le risorse idonee a gestire tutto il processo.
Per Jung la psiche possiede un meccanismo autoregolatore che si attiva allorquando l’individuo può essere messo in contatto diretto con tutte le parti di sé, incluse quelle inconsce. Sorge spontaneo il parallelismo con la tecnica sciamanica della caccia all’anima, nella quale lo sciamano, in stato di trance, si reca nei mondi sottili propri dell’individuo che lo ha consultato per recuperare le parti dell’anima rimaste legate agli episodi traumatici vissuti dall’individuo stesso, episodi che hanno causato la scissione e la depauperazione del vissuto emozionale del soggetto.
A questo punto è necessario chiarire la differenza fra il concetto di anima in Jung e quello di Anima nella pratica sciamanica e nell’Ipnosi Regressiva. Per l’analista zurighese, infatti, l’anima e l’animus sono il principio femminile e maschile archetipico inconscio che è parte di ogni individuo. Tale principio possiede tratti, caratteristiche ed emozioni sue proprie, che nulla hanno a che vedere con la singola personalità che le possiede inconsciamente ma che, in quanto archetipiche, sono comuni a tutto il genere umano. Così, se un uomo prova emozioni o impulsi che riconosce come assolutamente estranei all’idea che lui ha di sé, è possibile che questi appartengano invece all’anima, ossia al principio femminile che in lui risiede. Se è vero che l’essere umano ha la tendenza a identificarsi con ogni sorta di pensiero egli registri in sé, obiettivare l’anima, disidentificarsi da essa, significa non attribuire all’Io ogni pensiero o fantasia che ci appare come estraneo a noi e fornisce le basi del dialogo fra Io e Inconscio che consente l’attivazione della funzione trascendente.
L’Anima, così come è intesa dalla Psicologia Transpersonale, tra le cui pratiche si possono annoverare l’Ipnosi Regressiva e lo sciamanesimo, è invece quel principio eterno che trascende la personalità terrena, vista come il semplice e transitorio mezzo attraverso il quale l’Anima esperisce. L’Anima, emanazione divina – in qualunque modo si voglia concepire Dio: Uno, Logos, Principio Creatore – si pone a metà strada fra lo Spirito, eterno e impersonale, e il Sé Superiore, che è invece indissolubilmente legato alla singola personalità terrena con funzione di Guida e di intermediario. Va da sé che questa concezione ha senso solo in un’ottica reincarnazionista, in cui ogni Anima, attraverso le epoche storiche, sperimenta in molti modi le emozioni umane, esplorandone i confini e utilizzando le molteplici personalità terrene che “indossa” di volta in volta o, meglio, di vita in vita, con la finalità di evolversi.
Tale distinzione, lontana dall’essere mera digressione, risulta invece necessaria per procedere, in quanto il metodo dell’immaginazione attiva, teorizzato da Jung e perfezionato dai suoi allievi, mostra notevoli similitudini con l’Ipnosi Regressiva. Ma andiamo con ordine.
Nel dialogo fra Io e Inconscio, l’Io tende a modificare e a rimuovere i contenuti inconsci sgradevoli, percepiti come “corpi estranei”, minacciosi o destabilizzanti. Riuscire a utilizzare l’Io per far emergere e dare consistenza a tali contenuti, accettandoli senza stravolgerli, non è cosa facile. Jung lamentava infatti, specialmente negli ultimi anni della sua vita, la resistenza da parte degli analisti e dei pazienti ad adottare il metodo dell’immaginazione attiva a causa delle difficoltà insite nel metodo stesso, che presuppone uno sforzo prolungato nel tempo da parte del paziente e una fine capacità discriminativa da parte dell’analista. Nell’Ipnosi Regressiva tale difficoltà è superata grazie allo stato di trance che impedisce l’intervento censuratore e disturbante dell’Io senza peraltro eliminare la consapevolezza, che anzi risulta acuita. Dal punto di vista concettuale Jung parla di Io, di coscienza e di Inconscio, mentre nell’Ipnosi Regressiva si utilizza la differenziazione fra emisfero sinistro del cervello, sede dei pensieri decisionali e volitivi, ed emisfero destro, regno delle emozioni, dei ricordi, dell’immaginazione e dei sogni. In genere, l’emisfero sinistro è preponderante e tende a sovrapporsi all’emisfero destro. Comune a chiunque è l’esperienza di un’intuizione improvvisa (emisfero destro), che viene però sopraffatta da una moltitudine di pensieri (emisfero sinistro) che insorgono subito dopo e che costruiscono un castello di dubbi, tanto da spingerci a non dare adito all’impulso iniziale. D’altra parte, i due metodi – immaginazione attiva e Ipnosi Regressiva – presentano numerose convergenze. Il metodo dell’immaginazione attiva consiste nel prendere spunto da un contenuto inconscio emerso per esempio attraverso un sogno o da una situazione di stallo che non si riesce a risolvere con l’analisi o, ancora, da una fobia, dirigendo verso tale contenuto la propria attenzione (l’atto volontario dell’Io) e consentendo, nel vuoto che si crea grazie alla sospensione di qualsiasi operazione mentale, l’emergere di immagini, sensazioni, emozioni che possono mostrare attraverso i simboli i contenuti più profondi dell’Inconscio, qualsiasi essi siano. Essenziale diviene esprimere tali contenuti attraverso la narrazione, la pittura, la scultura e in generale attraverso qualsiasi attività espressiva senza utilizzare la critica o la censura, bensì accettando tutto il materiale emerso con imparziale attenzione. Proprio in questo modo può attivarsi l’azione regolatrice della psiche che, attraverso la funzione trascendente, opera una sintesi fra gli opposti e indica così la soluzione. Tale soluzione ha sempre il carattere di rivelazione improvvisa. Appare, cioè, alla consapevolezza del soggetto senza alcun processo di pensiero guidato dagli usuali ragionamenti deduttivi.
Questo opera la trasformazione del vissuto del paziente. Compito dell’analista è aiutare il paziente incoraggiandolo, stando però ben attento a non fornire interpretazioni durante il processo stesso. La buona riuscita del processo dell’immaginazione attiva apparirà evidente a entrambi – analista e paziente – semplicemente constatando la risoluzione del conflitto inconscio che si è operata nel paziente stesso. La tecnica dell’Ipnosi Regressiva può essere senz’altro inscritta all’interno di quel filone emergente che è la Psicologia Transpersonale e che ha in Roberto Assagioli, Ken Wilber e Stanislav Grof i suoi più autorevoli esponenti.
Oggetto di studio e di intervento della Psicologia Transpersonale sono tutti quei fenomeni che, pur appartenendo all’essere umano, si situano in regioni psichiche diverse dall’inconscio, dall’Io e dal Super Io e attengono piuttosto al Sé Superiore che tutte le trascende, ponendosi come intermediario fra chi noi pensiamo di essere e la nostra Anima. Le estasi dei mistici, le intuizioni, le esperienze di confine o paranormali, le visioni e la voce interiore sono tutte espressioni del Sé Superiore, in grado di veicolare contenuti importantissimi per noi e per il nostro sviluppo psichico, se solo riusciamo a dare loro il giusto posto e significato. Secoli di razionalismo scientifico e di oscurantismo cattolico hanno contribuito a offuscare un sapere antico, patrimonio dell’umanità, che per fortuna è rimasto custodito negli antichi libri sapienziali, quali Il libro tibetano dei morti, Il libro egiziano dei morti o la Bhagavad Gita, negli antichi rituali sciamanici o dei nativi americani, così come nelle tradizioni popolari tramandate dalle curanderas. In una seduta di Ipnosi Regressiva, il conduttore (che sarebbe auspicabile fosse uno psicoterapeuta) aiuta il paziente a entrare in trance attraverso semplici metodi induttivi. Nello stato di trance l’azione dell’Io viene naturalmente limitata, ma la consapevolezza del soggetto è invece addirittura potenziata, sicché egli può seguire le vicende e anzi prenderne parte attiva, attuando l’esatto processo descritto da Jung senza però la fatica e la difficoltà di tenere sotto controllo i pensieri disturbanti dell’emisfero sinistro che tanto ha contribuito a rendere invisa la pratica dell’immaginazione attiva. Per Jung riuscire a mettere da parte, anche se momentaneamente, le funzioni difensive dell’Io era condizione necessaria per lo sviluppo spirituale più elevato, tanto che lo psichiatra svizzero considerava questa pratica pari alla meditazione, allo yoga e alla contemplazione. Ed è veramente notevole, oltre che foriero di futuri sviluppi, questo riferimento di Jung allo sviluppo spirituale, tenendo conto che da medico, nonché allievo di Freud, per molto tempo aveva creduto che il fine di ogni pratica psicologica fosse esclusivamente la risoluzione dei sintomi e delle sofferenze psicologiche. Jung ha avuto il merito di varcare quel sottile confine fra la Psicologia che guarisce e la Psicologia che diviene, attraverso la guarigione, anche e soprattutto un percorso di crescita e di evoluzione. Nell’Ipnosi Regressiva la risoluzione dei sintomi invalidanti, dei blocchi o del mal di vivere è solo un aspetto dell’avventura, perché tale appare il viaggio dell’Anima attraverso le nostre vite. Questo viaggio diviene immancabilmente un percorso di evoluzione spirituale attraverso il quale si coglie il risveglio graduale della coscienza intesa come consapevolezza di chi noi veramente siamo, e che passa da una disidentificazione dalla personalità terrena a una graduale identificazione con l’Anima, intesa come essenza eterna e divina.
Per aiutare il lettore a comprendere il metodo dell’immaginazione attiva, l’allieva di Jung Maria-Louise Von Franz consiglia di dividerlo in quattro fasi, che presentano notevoli similitudini con le fasi della seduta-tipo di Ipnosi Regressiva: 1. lasciar accadere;
2. immagine gravida;
3. entrata in scena;
4. trasformazione oltre l’analisi.
Per lasciar accadere bisogna svuotare la propria mente dai processi di pensiero dell’Io per creare quel “vuoto” indispensabile al dispiegarsi della trama inconscia. Significa sospendere le abituali operazioni mentali con le quali orchestriamo ogni aspetto del nostro vivere. Solo la collaborazione attiva dell’Io del soggetto consente ai contenuti inconsci di emergere, anche se questa attivazione dell’Io deve poi fermarsi e attendere. Nell’Ipnosi Regressiva questo status è ottenuto grazie all’induzione in trance. Il conduttore, dopo aver rilassato il soggetto, lo accompagna attraverso una serie di passaggi mentali utili a potenziare il lavoro dell’emisfero destro grazie all’uso di immagini fortemente evocative se pur banali e comuni. Generalmente si usa l’immagine di una scala dalla quale si scende lentamente, sottolineando ogni gradino con una frase appropriata, fino ad arrivare in un luogo interiore (un giardino, una spiaggia, una stanza). Arrivato lì, il soggetto è invitato a notare un elemento (una porta, un muro, una finestra) che costituisce il confine fra il suo mondo conosciuto e un altro spazio che, nell’immaginazione attiva di Jung, rappresenta lo scenario neutro su cui può svolgersi la trama inconscia, mentre nell’Ipnosi Regressiva è il contesto nel quale si svolge l’ipotetica vita precedente. Nell’Ipnosi Regressiva il lasciar accadere – non impedendo la manifestazione del flusso inconscio che vuole emergere – è preceduto e facilitato dalla conduzione. Il soggetto, infatti, viene accompagnato fino al confine, per esempio davanti a una porta. Egli non sa cosa può trovare al di là e dunque non può pilotare i contenuti che arriveranno. Vi è, anzi, una sensazione di sospensione, di attesa, mentre il conduttore conta alla rovescia, da 3 fino a 1. L’emisfero sinistro del soggetto è ingannato dall’azione immaginata di abbassare la maniglia e aprire la porta, mentre i numeri, pronunciati dal conduttore, occupano lo spazio del pensare attivo. In questa peculiare disposizione psichica, in concomitanza con la fine della conta e l’apertura della porta, il soggetto si trova “catapultato” nei suoi territori più profondi. La seconda fase, l’immagine gravida, consiste nell’accogliere il contenuto che emerge dall’inconscio, fissando su di esso l’attenzione. Tale attenzione deve essere ben calibrata: né eccessiva, cioè tale da bloccare l’immagine, né troppo labile, tanto da consentire repentini mutamenti. È proprio l’attenzione verso i contenuti inconsci emergenti che riesce ad attivarne le potenzialità per giungere alla risoluzione. Jung sottolinea, infatti, la distinzione fra immaginazione attiva e passiva, dove quest’ultima è connotata, durante la narrazione, dall’assenza totale di emotività da parte del soggetto, e indica un distacco dai materiali inconsci ad opera dell’Io (o dell’emisfero sinistro), distacco che finisce con l’invalidare il processo.
Nell’Ipnosi Regressiva la voce del conduttore si sostituisce all’azione intenzionale del soggetto del porre attenzione, e lo aiuta, con domande appropriate, a osservare e a descrivere il contesto, l’immagine e le emozioni che si attivano appena si varca il confine. Occorre notare, inoltre, che Jung parla di contenuti dell’Inconscio, mentre l’Ipnosi Regressiva si riferisce ad antiche memorie depositate nell’emisfero destro. Nella terza fase vi è l’entrata in scena di chi sta immaginando, cioè l’Io, che è tenuto a esprimere la propria posizione sulla situazione conflittuale, condizione sine qua non per attivare il dialogo con l’inconscio. Tale dialogo deve essere portato avanti nel suo svolgersi con l’attenzione equanime e impersonale dell’Io, addestrato a sospendere il giudizio, fino a una sintesi (funzione trascendente) significativa e risolutiva che contiene entrambe le istanze e che, appunto, le trascende, offrendo al paziente una soluzione originale e assolutamente personale del conflitto. Nell’Ipnosi Regressiva l’entrata in scena del protagonista avviene attraverso una serie di domande poste dal conduttore. Tali domande hanno lo scopo di aiutare il soggetto a identificarsi come attore e a seguire la storia dal di dentro, adottando cioè la prospettiva del protagonista. La continua richiesta di focalizzare emozioni o sensazioni, anche con l’ausilio del corpo, consente un’immedesimazione più potente del soggetto con il protagonista della vicenda, evitando il pericolo dell’immaginazione passiva paventato da Jung e lo spostamento del processo solo in una dimensione intellettuale. Durante lo svolgersi della vicenda, il soggetto mantiene la doppia consapevolezza: è il soggetto che vive la vicenda e al contempo il paziente sdraiato sul lettino del terapeuta. Questo potrebbe comportare il rischio dell’irrompere improvviso del giudizio critico dell’emisfero sinistro, che procurerebbe l’interruzione della trance. Tale rischio, però, può essere evitato grazie alla pratica e alla fiducia nel conduttore. Inoltre l’idea, concettualmente accettata, che tutto ciò che emerge appartenga a un’ipotetica vita passata giustifica agli occhi del soggetto la stranezza o l’inverosimiglianza delle vicende che si dipanano nel corso dell’ipnosi, consentendogli quindi di accoglierle. L’ultima fase, la trasformazione oltre l’analisi, indica il momento in cui il soggetto arriva a comprendere il linguaggio simbolico del suo lavoro e dunque ad attuare la trasformazione della propria struttura psichica.
Tale comprensione ha l’aspetto di una rivelazione improvvisa e risolutiva, che prescinde il lavoro dell’analista. Anzi, Jung raccomandava ai colleghi di aiutare il paziente a divenire autonomo nel lavoro con l’immaginazione attiva. Oltre l’analisi, appunto. Tale esigenza era nata dalla constatazione della difficoltà, sia per il paziente che per l’analista, di una corretta interpretazione dei sogni più criptici, metodo invece privilegiato da Freud. In altre parole, Jung si era accorto che il paziente non riusciva a interpretare i propri sogni in modo autonomo rispetto all’analisi, e ciò implicava una dipendenza del paziente verso l’analista. Col metodo dell’immaginazione attiva, Jung intendeva quindi ovviare al problema, ma raccomandava di insegnare tale metodo solo alla fine della terapia, quando cioè il paziente era divenuto più maturo e in grado di attivare autonomamente gli strumenti. Infine, suggeriva ai pazienti di utilizzare eventuali “personaggi” emersi durante il processo, come per esempio l’Ombra, dando loro addirittura un nome, e di consultarli ogni volta che ne avessero sentito il bisogno, come se fossero una chiave di accesso veloce alle regioni inconsce. Anche in questo, Jung è stato un precursore dei tempi e ha considerato la psicoterapia non solo come un metodo per risolvere la sofferenza psichica, ma anche come un vero e proprio addestramento per l’acquisizione di strumenti utili che il soggetto potesse adoperare autonomamente per il resto della vita. Nell’Ipnosi Regressiva, l’ultima fase costituisce l’elaborazione della seduta di ipnosi, un momento terapeutico molto importante. In questa fase il processo risolutivo (funzione trascendente) si è già attivato. Compito del terapeuta è aiutare il paziente a collocarlo nella propria vita e nel proprio sentire interiore. Importante è sottolineare che questa fase, così come ogni momento della seduta di ipnosi, è scevra da qualsiasi interpretazione. Il terapeuta addestrato in modo adeguato sospende il giudizio ed entra nel mondo del paziente attraverso le descrizioni che egli ne fa.
Fra il paziente e il terapeuta si verifica una sorta di telepatia che consente al terapeuta di guidare il paziente in modo consono e mai invasivo, e al paziente di anticipare addirittura le richieste che il terapeuta non ha ancora formulato. Studi effettuati durante le sedute di ipnosi hanno rilevato la presenza nel cervello del terapeuta di un tracciato elettroencefalografico simile a una leggera trance. L’esperienza dell’Ipnosi Regressiva può essere ulteriormente arricchita da un momento fortemente simbolico ed emotivamente pregnante in cui il paziente viene condotto, attraversando l’esperienza della propria morte in quella specifica vita passata, in una dimensione rarefatta di Luce che può acquisire una connotazione consona alla spiritualità o alle credenze religiose del paziente. In tale dimensione il soggetto può incontrare una figura eterea che può vedere come lo Spirito Guida, l’Angelo custode, il caro nonno o il genitore morto, se non addirittura Cristo o Padre Pio. Con tale figura può intessere un dialogo chiarificatore fatto di domande e risposte percepite sul piano telepatico. Tale figura può anche essere intesa come il Sé Superiore qualora non si volesse dare a essa alcuna connotazione spirituale. In ogni caso, attraverso questo dialogo il soggetto ha l’opportunità di avere una visione d’insieme (funzione trascendente) dell’esperienza di vita appena rivissuta e comprendere i collegamenti con la vita attuale. I contenuti di tale dialogo, non essendo suggeriti dal terapeuta, che si limita semplicemente a facilitarli («Chiedi alla tua Guida cosa dovevi imparare dalla vita che hai appena rivissuto. Chiedi quali sono i punti di contatto fra quella vita e questa che tu vivi adesso...»), costituiscono parte integrante del processo risolutivo del conflitto, del sintomo o della sofferenza psichica che il paziente ha presentato. Questa esperienza, inoltre, consente al soggetto di stabilire un contatto duraturo con la figura apparsa (come anche Jung suggeriva di fare), con la quale connettersi ogni volta che se ne senta la necessità.
La pratica terapeutica dell’Ipnosi Regressiva, consolidata ormai da anni, si è dimostrata efficace anche nei soggetti che non credevano nella reincarnazione e nelle vite precedenti. La ragione è chiaramente ascrivibile al fatto che la pratica è senz’altro figlia dell’immaginazione attiva junghiana e dunque perfettamente funzionante in ambito clinico. Nella disamina di altre tecniche proposte in questi anni, e appartenenti sempre alla Psicologia Transpersonale, è interessante anche il parallelismo fra la tecnica dell’immaginazione attiva e quella proposta da Igor Sibaldi nei suoi Dialoghi con i Maestri. Jung, infatti, suggeriva di porre una domanda all’animus e di aspettare la risposta con la mente sgombra dai pensieri. Sibaldi propone un percorso immaginario e immaginifico in regioni interne e suggestive, simile all’induzione 33 in una trance leggera, per arrivare infine in una stanza rotonda e vuota con tante porte. Da ogni porta esce un Maestro particolare, preposto a particolari funzioni, a cui il soggetto può porre delle domande e aspettare le risposte. L’attesa che la porta si apra è un momento magico di sospensione che aiuta il soggetto a fermare l’azione dell’Io, ma a mantenere allo stesso tempo l’attenzione vigile e centrata su ciò che si sta per verificare. Gli esatti ingredienti che Jung indica come necessari per attuare il processo dell’immaginazione attiva.
Ed è in questo momento di sospensione e di attesa che si apre la porta ed esce il Maestro. La partecipazione attiva dell’emisfero sinistro è esclusa, e ciò dà spazio alla produzione dell’inconscio, che può assumere le connotazioni più strane. In luogo dell’immagine classica e stereotipata del saggio anziano e barbuto in tunica bianca, possono comparire un’eterea ballerina in tutù, un mendicante vestito di stracci o un gigantesco gorilla capace di esprimere con gli occhi un immenso e sconfinato Amore. O anche il grillo di Pinocchio. Nella deliziosa favola di Collodi, il grillo rappresenta la coscienza di Pinocchio che irrompe all’improvviso, come un’intuizione repentina, dando il suo monito, regolarmente ignorato dal burattino. In molte opere, Jung parla proprio di una voce interiore che percepiamo all’improvviso e che ci indica una direzione, spesso quella giusta.
Essere capaci di non razionalizzare, di sospendere la parte critica, significa dare spazio all’inconscio e ai suoi contenuti, che quella voce interiore sta descrivendo. Nella Psicologia Transpersonale questa voce interiore è quella della nostra Guida (la fatina di Pinocchio) e ci parla, se solo riusciamo a sintonizzarci, anche attraverso i segnali sincronici in cui incorriamo nella nostra quotidianità. Solo dopo numerose traversie Pinocchio riesce a cogliere la portata delle indicazioni del grillo parlante, e arriva addirittura a invocarlo. Così come l’uomo che, attraverso il proprio percorso di vita, riesce finalmente a percepire e a meglio sintonizzarsi sui segnali interiori. E anche del concetto di sincronicità siamo debitori a Jung. L’ormai noto episodio dello scarabeo che entrò nello studio dello psichiatra mentre una paziente stava descrivendo un sogno in cui era presente il coleottero, consentì a Jung di formulare la teoria della sincronicità, l’associazione fra un contenuto interno al soggetto, e dunque conosciuto solo da lui, e il verificarsi di una coincidenza esterna. Per essere tale, la sincronicità deve avere una portata emotivamente significativa per il soggetto, tale da produrre un cambiamento nel suo mondo interiore. Nella Psicologia Transpersonale le sincronicità sono segnali indicatori, cartelli stradali che la nostra Guida o Anima utilizzano per indirizzarci o confermarci l’esattezza della direzione presa nel meraviglioso viaggio che è la Vita. L’attualità del metodo dell’immaginazione attiva, a un secolo dalla sua creazione, risiede nell’immutabilità della struttura psichica dell’uomo e nella validità della concezione junghiana della psicoterapia come di un momento creativo in cui si dispiega tutto il potenziale guaritore dell’essere umano.
L’Ipnosi Regressiva si è limitata a riscrivere questa metodica in chiave moderna e al contempo antichissima ed eterna, tirandola fuori dalla stanza dell’analista per restituirla a un rapporto terapeutico di umana fratellanza che è condivisione paritaria fra colui che cura e colui che riceve.

di Roberta Sava
pubblicata sul n.12 della rivista Oltreconfine, spazio interiore

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