Quando non rincorrono prevalentemente il successo personale o il denaro, cercano l’anima gemella, l’altra metà della mela. Appunto.
Il fatto è che tendiamo a classificare tutti i fallimenti sentimentali proprio come fallimenti (e non lo sono, ma lo vedremo fra poco), e soprattutto ci convinciamo che non sia colpa nostra, quanto piuttosto del fatto che non abbiamo trovato ancora l’Anima gemella.
L’uomo è un essere vivente con l’istinto della procreazione (e meno male altrimenti rischiavamo l’estinzione), ma è anche un essere sociale, e solo nella relazione trova il suo completamento. Relazione, rapporto, intesa, comprensione, non significa trovare qualcuno che, come un guanto, calzi alla perfezione la nostra mano. Non significa certo trovare un clone con la capacità di leggerci nella mente, di intuire/prevedere le nostre istanze più segrete, i nostri bisogni, ed essere in grado di soddisfarli; non significa trovare qualcuno che condivida ogni nostro interesse, anelito, aspirazione, senza infingimenti, senza travisare e soprattutto senza farci fare l’immane fatica di spiegargli il nostro punto di vista.

Perché una persona così esiste, anzi l’abbiamo già trovata. Tutti noi. L’abbiamo chiamata MAMMA. Quando eravamo dei lattanti abbiamo sperimentato il paradiso terrestre in quella privilegiata condizione che si chiama simbiosi madre-figlio. La mamma sapeva senza sbagliarsi, se il nostro pianto era una richiesta di cibo, di cambio pannolino, o bisogno di essere confortati dalle sue rassicuranti braccia. La mamma capiva i nostri bisogni e magicamente li soddisfaceva. La mamma cadeva in estasi per i nostri primi tentativi di camminare, o per il primo scarabocchio su un foglio. Per la prima pupù nel vasino ci festeggiava più intensamente del giorno della nostra laurea.

Moltissimi di noi cercano disperatamente una relazione con un partner di questo tipo e lo chiamano Anima gemella.

La relazione simbiotica con un altro essere è la meravigliosa strategia di madre natura per la sopravvivenza dell’essere umano nei suoi primi anni di vita, ma è deleteria a lungo andare. Impedisce la nascita e lo sviluppo dell’autonomia e del senso di sé come individuo.

Dunque la relazione simbiotica non è quella che si ha con l’Anima gemella.

Altri cercano dei partner con specifiche caratteristiche. Qualche tempo fa nel mio studio ho incontrato una donna che cercava solo ed esclusivamente partner medici. Era il suo sogno di bambina: essere la moglie di un medico; dunque allontanava chiunque non lo fosse, anche se, ne era consapevole, avrebbe potuto essere un ottimo compagno. Solo non poteva impedirsi di continuare sulla stessa strada. Voleva capire perché.

La maggior parte delle volte non siamo consapevoli dei bisogni che ci spingono a cercare determinate caratteristiche nei nostri partner. Questi bisogni inconsci derivano quasi sempre dai rapporti non equilibrati con i nostri genitori durante l’infanzia. Un genitore assente o indifferente o rigido e giudicante, diviene il modello a cui ci rifacciamo o che rifiutiamo, nel nostro partner. Ricerchiamo cioè quelle emozioni che abbiamo desiderato inutilmente sperimentare con il genitore, o rifuggiamo da altre che invece abbiamo subìto.

Quando queste dinamiche, e bisogni che da esse derivano, non sono consapevoli, metteremo in atto relazioni inevitabilmente destinate a finire.

Durante la psicoterapia molte persone, prevalentemente donne, si rendono conto di aver avuto, nel corso della loro vita, partner che ricalcano il medesimo tipo: quelli che cercano una madre; quelli che sono narcisisti ed egocentrici; quelli che scappano quando si deve fare sul serio.

Tutto ciò non avviene perché non abbiamo ancora trovato l’Anima gemella, ma piuttosto perché non abbiamo ancora capito chi noi siamo e quale pesante bagaglio ci portiamo dietro. Se vi siete riconosciuti in questo, allora vi invito a vedere queste relazioni non come un fallimento, bensì strepitose opportunità di fare un cammino di crescita e di consapevolezza. Trovare l’Anima gemella ci impedirebbe di crescere, mentre ci culliamo nel porto sicuro di una relazione perfetta.

Infine vi è un nutrito numero di persone consapevole di non aver mai provato amore per nessuno. Di non essersi neppure infatuato. E non sono persone anaffettive; al contrario hanno buoni rapporti familiari e amicali, connotati da solide basi affettive. Anche loro danno la colpa al fatto che non hanno ancora trovato l’Anima gemella.

Ma lo sappiamo esattamente cosa significa Anima gemella?

Le vite trascorse in compagnia della nostra Anima gemella sono relativamente poche rispetto a quelle che invece condividiamo con l’Anima compagna. Gemella e compagna non sono sinonimi.

L'Anima compagna, lo dice il termine, è nostra compagna di viaggio. Nel lungo cammino che di vita in vita ci conduce verso il risveglio spirituale, noi condividiamo il percorso e le avventure di viaggio, insieme a numerose Anime compagne. In ogni vita ci troviamo sempre insieme agli stessi compagni di classe. E in ogni vita giochiamo sempre con un ruolo diverso: certe volte siamo padre e figlio, altre volte partner, altre ancora commilitoni. Rivestiamo ogni ruolo possibile e immaginabile che ci leghi le une alle altre, e attraverso le esperienze che ne derivano, noi impariamo.

Ora chiariamo un concetto: per l'Anima non esiste il dualismo tipico del mondo della materia. Quindi non c'è il bello e il brutto, buono/cattivo, giusto/sbagliato. Vi sono solo esperienze. Ogni esperienza è apprendimento. Se cado, oppure compio un passo, apprendo. Se indovino una soluzione o se la manco, apprendo. Dunque, in base a questo principio, qualsiasi sia l'esperienza che condivido con una delle mie Anime compagne, apprendo. Se ho un matrimonio lungo e felice, o se divorzio riducendo sul lastrico il mio ex, stiamo entrambi apprendendo. E dopo aver passato una intera esistenza a comunicare via fax con gli avvocati divorzisti perché non siamo stati in grado di comportarci civilmente, quando poi ci ritroviamo a Casa (quella vera, nell'altra dimensione intendo), ci ricongiungiamo con amore e ci congratuliamo a vicenda per le importanti lezioni che ognuno di noi ha impartito dall'altro. Inoltre decidiamo il modo in cui, nella prossima vita, possiamo migliorare le lezioni apprese, o addirittura apprenderne di nuove. Perché lì a Casa, non vedo più il partner che ho combattuto, e neanche quello che ho amato. Non c'è il padre che mi ha abbandonato, né quello che mi ha sostenuto amorevolmente. E neanche il capo ufficio che mi ha fatto mobbing o il collega che ha coperto una mia assenza. Vedo solo Anime luminose. Le mie Anime compagne. E le amo tutte.

L'Anima gemella non esiste. O meglio: noi la chiamiamo gemella, ma in realtà stiamo parlando di un'Anima Unica.

Anche qui conviene una piccola digressione nella metafisica. Dunque l'Anima ha la facoltà di dividersi in molteplici espressioni di sé, ognuna con una coscienza individuale; ognuna con una vita. Alcune volte queste vite sono contemporanee (dal punto di vista terrestre, perché dal punto di vista dell'Anima il tempo non esiste), altre volte si svolgono in epoche diverse o addirittura in sistemi di vita altri, rispetto alla terra. Quando ognuna di queste coscienze individuali termina il suo ciclo, ossia muore alla materia, tutto ciò che ha appreso affluisce all'Anima Unica. Va da sé che quando si trascorre un ciclo di vita in compagnia di un essere con cui condividiamo la stessa Anima, l'impressione che ne ricaviamo è che sia la nostra Anima gemella. Abbiamo due coscienze individuali diverse, caratteri, e fisico diversi. Possiamo esserci incontrati solo ad un certo punto della nostra vita o trascorrere insieme solo pochi anni. Tuttavia condividiamo lo stesso profondo sentire e ci riconosciamo subito per la sintonia assoluta e indiscutibile.

Occorre chiarire un ulteriore concetto. Questo del riconoscimento immediato è una faccenda inflazionata e confusa. Mi spiego. Quando stabiliamo di incontrarci con una delle Anime compagne decidendo di sperimentare il ruolo di partner perché dobbiamo acquisire determinati concetti (per esempio capire che l'altro non è un nostro possesso e dobbiamo lasciarlo andare se così desidera), ci accordiamo sulle modalità del nostro incontro. Un po' come quando ci sono quegli appuntamenti al buio organizzati da un amico che non ne può più di vederci singol e disperati e dunque ci fissa un incontro dicendoci che lui/lei ci aspetta al tavolino di un bar con un golf arancione e una rosa blu.

Allo stesso modo ci mettiamo d'accordo con la nostra Anima compagna, in modo da facilitare il riconoscimento. Quindi ci diciamo che ci incontreremo sui banchi di scuola, o in un affollato supermercato, piuttosto che a casa di amici. Ci accordiamo sul nostro aspetto fisico, ci imprimiamo alcuni dettagli e altre cose così. Poi ci diamo da fare per nascere e per arrivare puntuali all'appuntamento. Ecco perché molti sperimentano il colpo di fulmine! Ecco perché, di fronte a lui/lei, proviamo quella sensazione immediata di riconoscimento; quel senso di familiarità che non riusciamo a definire ma che pure è così innegabile. E questa lui/lei non è l'Anima gemella.

Con l'Anima compagna abbiamo la possibilità di fare un meraviglioso cammino di crescita. Ora non immaginate il matrimonio perfetto! Quanti di voi in questo momento stanno pensando alla loro vita sentimentale? Tutte, e intendo dire proprio tutte, le nostre relazioni importanti, sono relazioni perfette con le nostre Anime compagne. Ricordate che dal punto di vista dell'Anima non vi è giudizio duale? Dunque anche la relazione durata sei anni e poi finita in un flop è stata utilissima; il divorzio era esattamente nei nostri piani animici; fare un figlio con qualcuno e poi lasciarci era perfetto. Badate che non sto assolvendo tutti gli uomini fedifraghi che mollano madre e figlio! Dobbiamo considerare la faccenda dal punto di vista dell'Anima e non da quello della personalità terrena.

Allora per aiutarci nel ragionamento chiudiamo gli occhi e visualizziamoci su di una nuvoletta. Siamo vestiti di bianco e fatti di Luce. Siamo Anime. Stiamo considerando tutto il ciclo delle nostre vite passate e in questo momento esaminiamo la materia Relazioni Sentimentali. La nostra amata Guida ci fa notare che non abbiamo ancora raggiunto la sufficienza e che forse sarebbe meglio che ci diamo un po' da fare in tal senso. Nella vita precedente abbiamo sopportato in silenzio un terrificante matrimonio connotato da soprusi e anzi abbiamo deciso di contrarre la peste per accorciare i tempi della nostra sofferenza. La saggia Guida ci suggerisce che dobbiamo imparare a tutelare noi stessi non rimanendo imprigionati in relazioni disfunzionali solo perché lo impone la società. Dunque programmeremo una relazione con un'Anima compagna che farà di tutto per renderci il matrimonio insopportabile, donandoci la strepitosa opportunità di imparare a tutelarci andando via. Se poi, una volta incarnati, al quindicesimo anno di matrimonio, dopo aver tentato una terapia di coppia, sopportato l'amante del partner, deliziato i figli con le nostre litigate, preso antidepressivi per due anni, decidiamo di interrompere la nostra relazione disfunzionale, possiamo stare certi che su quella nuvoletta la nostra Guida, e il nostro fans club, farà i salti di gioia. E vaiii! Ci sei riuscita.

Per approfittare al massimo degli insegnamenti che ci programmiamo in ogni vita, va da sé che la consapevolezza è un elemento indispensabile. Chi è che paga profumatamente delle ripetizioni private che so, di inglese, e poi mentre il docente parla si distrae? Allo stesso modo dobbiamo considerare le vicende della nostra vita, delle nostre vite, come delle ripetizioni private fornite dal il miglior docente che possiamo immaginare (noi stessi), orchestrate con infinito amore e attenzione. Capire cosa dobbiamo imparare da quella relazione è fondamentale. Quando raggiungeremo la sufficienza nella materia Relazioni Sentimentali, non avremo più bisogno di lavorare in quel campo. I nostri rapporti di coppia saranno tranquilli, equilibrati. Saremo passati ad affrontare un'altra materia. E ne abbiamo tante in questo eterno ciclo di studi che è la vita sulla Terra!

 

di roberta Sava

 

 

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