Il catechismo, iniziato a soli otto anni, non aveva migliorato la faccenda. La suora aveva avuto l'idea di rendere, noi bambine, delle virtuose, facendoci disegnare il contorno di una croce su di un foglio a quadretti. Dentro ogni croce si trovavano sei quadretti vuoti che dovevamo colorare ad uno ad uno facendo sei fioretti (Ingegnoso vero? Una specie di raccolta punti ante litteram). Completata l'impresa, in una specie di cerimonia, la suora ci fece bruciare i foglietti, insieme a grani di incenso, sotto la statua della Madonna, mentre ognuna di noi chiedeva qualcosa di speciale, una preghiera appunto.

 Niente da fare, zero, nada. il desiderio/preghiera rimase inascoltato. Pensai che fosse dovuto al fatto che avevo barato: avevo arbitrariamente colorato i due ultimi quadretti, senza aver fatto i fioretti corrispondenti. E la Madonna se ne era accorta.
La maggior parte di noi continua a pregare così: - Se Tu (Dio, i santi, la Madonna) mi fai ottenere questo, in cambio io ti do quest'altro - la legge della domanda e dell'offerta. Un mercato insomma, dove il baratto è la moneta che si usa.
Altri di noi neanche barattano: chiedono. E aspettano.

La preghiera è uno strumento potente e meraviglioso. Solo che bisogna saperlo usare nel modo corretto, altrimenti non funziona. Ed è inutile che poi ci arrabbiamo con Dio solo perchè non ha esaudito i nostri desideri. Anche da piccoli ci arrabbiavamo nello stesso identico modo quando non ottenevamo, dai nostri genitori, quello che volevamo. Ricordate?
D'altro canto ci hanno dato l'immagine di Dio come Padre e della Madonna come Madre. (Anche questo mi procurava un po' di confusione da piccola; non riuscivo a capire il ruolo di San Giuseppe.)
La preghiera efficace è un processo energetico che segue le Leggi Universali e l'uso corretto e intenzionale dell'energia.
Analizziamo i due protagonisti della preghiera: Dio ed io.

Se penso a me stesso come ad un esserino inerme e insignificante rispetto all'universo; se mi concepisco come figlio indegno di Dio (che mi ama solo perchè è Dio e mi ha fatto lui, che è pietoso, misericordioso e infinitamente paziente, altrimenti chissà che fine facevo); se penso che da solo, con le mie sole forze non posso niente, allora viene spontaneo credere, fidarsi, pregare e sperare in un Padre amorevole e misericordioso. Il contrario sarebbe annichilente.

Questo credere sottolinea un confine fra me e Dio, dove il me che io sono è assolutamente impotente.

Se penso che Dio è: il Tutto, il Logos, l'Immenso (etc.), il Padre buono e compassionevole che mi ama e gli attribuisco tutte le migliori e più sublimi caratteristiche umane; se penso che dall'alto dei cieli volge il suo occhio paterno (o materno quando si parla della Madonna), verso noi umanità sofferente per sollevarci dalla miseria (dove per altro ci siamo cacciati noi, lasciando l'Eden); se penso che c'è un posto, il paradiso, dove andrò un giorno come premio e l'inferno come altrnativa, entrambi istituiti da Dio; ancora una volta segno un confine fra me e Lui. E dico "Lui" perchè, in questa ottica, ha persino una forma, una identità e un luogo dove risiede.

Pensare questo confine rende inefficace la preghiera.

Perchè non esiste Dio separato da me. Io e Dio siamo esattamente la stessa Essenza, e nell'Universo olistico in cui esistiamo Tutto è Uno e Tutto siamo io, tu e Dio (e miliardi di miliardi di altri esseri).
Quindi essendo Tutto Uno, ogni cosa è collegata e ogni cambiamento in un elemento, influisce modificando tutti gli altri.
La nostra percezione limitata, nonchè i condizionamenti subiti da migliaia di anni, oltre alle tracce più recenti di un certo tipo di pensiero cattolico, ci fanno percepire la dualità e la separazione in ogni cosa. Abbiamo una percezione illusoria della realtà connotata da giusto/sbagliato e buono/cattivo. Non distinguiamo fra realtà terrena e Realtà unica. Nella Realtà unica tutto è Uno e la separazione, così come la dualità, non esistono.

La Realtà unica è regolata dalle Leggi Universali. Quella che interessa a noi è la Legge di Causa/Effetto. Essa agisce in modo automatico e "naturale", aggiungerei impersonale. Dunque ad una determinata causa ne consegue uno specifico effetto. Applicata alla preghiera la faccenda va più o meno in questo modo: se io concepisco me stesso come Dio (e per favore mettete da parte il concetto di superbia/umiltà che, in quanto dualismo non esiste nella Realtà unica), significa che io sono il Tutto che permea e costituisce l'Universo. Dunque ho il potere di modificare qualsiasi cosa nella realtà terrena e nella Realtà unica. La Legge Universale, in quanto impersonale, esattamente come la legge di gravità che attira verso il suolo sia la mela, che colui che cercava di raccoglierla arrampicato sull'albero, agisce a prescindere dalla eticità o dall'importanza della richiesta (dammi i soldi per andare in vacanza alle Maldive o salva mio figlio dalla leucemia), o dalla dirittura morale di chi fa la preghiera. Non esistono preghiere meritevoli di essere esaudite e altre no. Esistono preghiere/intenti formulate in modo corretto o scorretto.

La preghiera efficace è usare in modo corretto e intenzionale l'energia. Il nostro pensiero, potenziato dalla passione, dalla volontà, dall'amore, diviene il mezzo attraverso il quale modifichiamo la Realtà unica e la realtà terrena.

La fisica quantistica ci sta mostrando la Legge di Causa/Effetto, insegnandoci che il nostro pensiero crea. In altre parole: ciò che abbiamo in mente si manifesta. E dato che l'Universo è impersonale e non distingue l'importante/insignificante, giusto/sbagliato etc., se io ho in mente, cioè penso, di non valere niente, la realtà (unica e terrena) che creo è esattamente questa.

Ciò che si manifesta è ciò che io, col pensiero, alimento più intensamente, più a lungo e con più convinzione. Dunque se il sig. Tizio è assolutamente convinto di essere il Tutto e di avere il potere in quanto manifestazione di Dio, di modificare la realtà del suo attuale misero conto in banca, mentre il sig. Caio è disperato per la leucemia del figlio e nei suoi momenti neri immagina se stesso al funerale del figlio, alternando questi pensieri a preghiere del tipo: - se fai guarire Giovannino ti prometto che smetto di fumare (il fioretto; avrà avuto la mia stessa catechista?) o mi farò la scala santa in ginocchio - e dunque concependo se stesso come quell'essere inerme e impotente di cui prima, ci sono buone probabilità che il sig. Tizio abbia a tempo di record i suoi soldi per andare in vacanza.

Quando ricorriamo alla nostra Guida interiore, al divino che è in noi, con fiducia e gratitudine, non si creano ostacoli al nostro desiderare o pregare. L'intero Universo è a nostra disposizione e abbiamo la possibilità di ottenere tutta la Luce, tutta la gioia e la pace che desideriamo e che sopratutto meritiamo, tutti noi. Senza distinzioni.

Formuliamo i nostri intenti con la senena, assoluta certezza che il nostro divino interiore ha il potere di modificare la realtà, che anzi tutto ciò che è meglio per noi è già pronto nella Realtà unica e sta "aspettando" di manifestarsi anche nella realtà terrena. Non chiedamoci mai come, da dove o quando giungerà la soluzione, restiamo consapevoli che è solo già lì per noi.

Questa consapevolezza ci posiziona nel livello vibrazionale adatto e corrispondente alla manifestazione della nostra volontà. Se è importante per noi lo è anche per l'Universo, dato che tutto è Uno.

Solo nella consapevolezza di questa realtà, nella serena fiducia nel nostro potere e sopratutto nella profonda gratitudine che da questa consapevolezza deriva, scaturiranno tutti i cambiamenti che ci condurranno direttamente nella dimensione della connessione con Tutto Cio che E'.

Ne deriva che la preghiera più efficace non è la richiesta, in qualsiasi modo venga formulata; non ha senso chiedere qualcosa che sappiamo già essere nostro. Il sentimento della gratitudine è invece lo strumento più potente che abbiamo a disposizione. Preghiera è sinonimo di gratidudine. Consapevolezza che tutto è perfetto così com'è, che tutto il meglio è a nostra disposizione e che è pronto a manifestarsi per noi. Perchè Dio ha voluto così.

 

di roberta Sava

 

 

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